Natale 2010 : missione compiuta !

Natale 2010 : missione compiuta !
Martedì 04/01/2011 ::

Siamo arrivati in Kosovo tre giorni fa e fare un riassunto delle ultime 48 ore sembra complicato, abbiamo l'impressione di aver più vissuto in due giorni qui che una settimana in Francia.
 
Ieri le enclave scorrevano : Banja, Suvo Grlo, Crkolez, Gorazdevac, Oraovac, Velika Hoca. Ci abbiamo distribuito dei giocatoli, del materiale scolastico, del materiale sportivo e dei vestiti nuovi, grazie ai camion carichi dei vostri doni. I bambini lasciano intravedere la loro gioia, i sorrisi si formano su visi segnati da una dura vita.
In due enclavi, abbiamo preso un po' del nostro prezioso tempo per discutere con i responsabili e rendersi conto della difficile realtà quotidiana dei Serbi del Kosovo.
Fu così alla scuola di Gorzadevac, dove dopo avere regalato dei giocatoli a 50 bambini, abbiamo fatto il punto con il Direttore della scuola sui bisogni dell'enclave. La loro principale difficoltà è di ordine economico. In effetti, nelle enclavi i Serbi vivono di sussidi sociali, il che, secondo il loro proprio parere, potrebbe valere loro uno statuto di “parassiti”. Al contrario questo sistema permette loro malapena di sopravvivere. Il cuore del problema si trova nel fatto che gli Albanesi impediscono ai Serbi delle enclave di vendere le loro produzioni sui mercati. Allora le enclavi non vendono nulla, hanno pochissime prospettive di avvenire e si devono limitare all'autosufficienza. Le giovane generazioni lasciano le enclavi per trovare lavoro dove c'è ne, il che conduce irrimediabilmente alla scomparsa del popolo serbo nella regione del Kosovo Metochia.

A Orahovac il pope ci ha fato visitare la sua enclave per presentarci la storia del posto. Durante la passeggiata si fermò improvvisamente. Stavamo arrivando al limite con la parte albanese che non può attraversare senza essere provocato, aggredito o preso a sassate. Continuando un po' ci siamo ritrovati di fronte ad un paesaggio tragico : cinque moschee si seguono nel resto della città. La città possiede una particolarità identica a Kosovska Mitrovica : è tagliata in due, non da un ponte, ma da un vero no man's land. Le case, una volta serbe, sono bruciate, il filo spinato è ordinato pronto ad essere srotolato in caso di insurrezione. Un no man's land nel quale essere serbo significa temere per la propria vita.

 Di questi due giorni passati abbiamo imparato due lezioni : prima il nostro apporto di materiale dovrebbe avere luogo una volta al mese, onde rispondere totalmente ai multeplici bisogni della popolazione. In fine, la più importante, e la più profondamente incisa nella storia : la situazione degli abitanti delle enclave serbe peggiora ogni giorno. L'indipendenza del Kosovo è stata dichiarata quasi 3 anni fa e gli ex-terroristi dell'UCK che governano la regione continuano ad arrichirsi mentre la popolazione serbe s'impoverisce sempre di più grazie ad una politica d'isolamento generalizzata. Oggi ancora l'elettricità è stata tagliata nell'enclave di Banja quando ci abbiamo riportato la nostra guida e amico Pajo.
Siamo rientrati tardi a Kosovska Mitrovica, ma il coragio delle famiglie serbe ci rida la forza di continuare la nostra missione. Domani andremo a Kosovska Kamenica, enclave situata all'ovest del Kosovo dove encontreremo il professore del club di judo. Gli permetteremo di avere un tatami affinché i bambini possano praticare questo sport in sicurezza.

Marion Chevtzoff, Présidente de Solidarité Kosovo